23 Novembre 1920 - 23 Novembre 2020
 

Il 23 novembre 1920, presso una sala del caffè Belloni in via XX Settembre, nel centro di Genova, alcuni alpini genovesi reduci della Grande Guerra si riuniscono e aderiscono all’Associazione Nazionale Alpini, associazione d’arma che ha visto i suoi natali con l’assemblea costitutiva dell’8 Luglio 1919, dando vita alla Sezione di Genova neonata Associazione.
Tra i fondatori vi sono nomi illustri come Ferdinando de Magistris, già socio fondatore dell'Ana, e il capitano Maso Lanata che si dice essere il primo alpino a passare il Piave in direzione di Vittorio Veneto. Primo Presidente sezionale vìene eletto Giovanni Gambaro. Nel 1922 gli succede Maso Lanata e nel 1925 l'avvocato Ettore Erizzo che, dopo una lunga carriera nell'Ana, sarà Presidente nazionale dal 1956 al 1965. Altro Presidente sezionale di spicco fu il generale Jacopo Comaro, noto per il famoso e leggendario "salto del tenente Comaro": accogliendo l'invito canzonatorio di alcuni chasseurs che innalzavano a distanza una coppa di champagne, sotto i loro sguardi esterrefatti, Comaro saltò al volo un burrone largo cinque metri, bevve, ringraziò, salutò sorridendo e sbattendo i tacchi rientrò in Italia per lo stesso itinerario. Il generale Cantore, del quale fu aiutante maggiore al 7°, lo giudicò «brillante e un po' matto».
Nonostante sia sempre il mare che ha caratterizzato i genovesi, sono molti gli amanti della montagna tra di essi e molti nomi illustri della storia dell’alpinismo lo stanno a dimostrare. E così questi “alpini di mare” che conoscevano la montagna, hanno saputo dare al Corpo ottimi alpini che, nell’arco dei conflitti passati, quanto nelle missioni di pace di questi ultimi anni hanno dato lustro e valore impreziosendo il Labaro della nostra bella Sezione con ben 12 Medaglie d’Oro al Valor militare delle 209 che ornano il Labaro Nazionale.

 
 
 
 
 
 
 
 

« Da quei carri si levava l’urlo implorante “vadà! Vadà!” (acqua! Acqua!). Io so che cosa accadde sulla tradotta ove mi trovavo, che fece scalo alla città di Vladimir. Lungo il tragitto, durato circa quindici giorni, le scorte aprivano i vagoni solo per scaricare i morti: li buttavano giù sul marciapiede ghiacciato. Il rumore dei loro crani che battevano a terra è un altro incubo per la mia memoria. Allo scalo di Vladimir scaricarono circa cinquecento cadaveri che vennero sepolti in una fossa comune che ora è diventata un parco pubblico»

(Gen. Martini, prigioniero del campo Suzdal)

 
 

 
 
 
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento:16 maggio 2021

 
Home | Il Gruppo | Albo d'Onore | Quadri | Ricordi di Naja | Storia | Contatti | Link | Aggiornamenti | Disclaimer | Disponibilità Baita | Riservato
www.alpinirivarolo.it - 2016 - 2021