UNA GIORNATA NEL SEGNO DEGLI ALPINI

 
 

Il crollo del Ponte Morandi, considerato senza dubbio il secondo simbolo di Genova, oltre ad essere stata una tragedia che ha visto spegnersi la vita di 43 persone, è anche stato l’inizio di un inatteso calvario per coloro che sotto il ponte o nelle sue adiacenze, avevano la propria dimora. Anche per loro quel 14 agosto è e resterà un ricordo indelebile della propria vita. (continua)

 

 

 

 


 
 
 
 
 
 

« Da quei carri si levava l’urlo implorante “vadà! Vadà!” (acqua! Acqua!). Io so che cosa accadde sulla tradotta ove mi trovavo, che fece scalo alla città di Vladimir. Lungo il tragitto, durato circa quindici giorni, le scorte aprivano i vagoni solo per scaricare i morti: li buttavano giù sul marciapiede ghiacciato. Il rumore dei loro crani che battevano a terra è un altro incubo per la mia memoria. Allo scalo di Vladimir scaricarono circa cinquecento cadaveri che vennero sepolti in una fossa comune che ora è diventata un parco pubblico»

(Gen. Martini, prigioniero del campo Suzdal)

 
 

 
 
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2018

 
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