IL BATTAGLIONE ALPINI PIEMONTE
La conquista di Monte Marrone
 
 

“Monumento ai caduti del Corpo Italiano di Liberazione a Colle Rotondo, ai piedi di Monte Marrone. Realizzato dallo scultore Vittorio Piotti, fu inaugurato nel 1974”

 


Il battaglione "Piemonte", inquadrato nel I Raggruppamento Motorizzato Italiano dopo il settembre del 1943, era un'unità formata da uomini che provenivano per la maggior parte dalla divisione "Taurinense", con qualche elemento che aveva fatto la Campagna di Francia e quella, ben più terribile, del fronte russo.
Le zone di provenienza degli uomini del "Piemonte" erano variegate: la maggior parte erano piemontesi, ma c'erano anche valdostani, alcuni valtellinesi, diversi piacentini, qualche genovese e pochi veneti.
L'unità fu messa insieme con reparti che erano giunti nel porto di Bari con il proposito di sciogliersi e raggiungere le proprie case, perché la guerra era ritenuta oramai persa..e per tutti coloro i quali avevano riportato la pelle in Italia poteva considerarsi anche finita. Rimetterli insieme,dare loro la dignità di uomini e ricostruire da un gruppo variegato di sbandati un reparto omogeneo che si sarebbe fatto poi onore, meritandosi la medaglia d'argento al valor militare, fu cosa ardua e che ha dell'incredibile.
Il merito di ciò fu del comandante, Maggiore Briatore, ma anche dell'amor patrio che covava ancora sotto le ceneri della delusione per una guerra in fondo non voluta, ma che una volta intrapresa era stata combattuta con valore, pur se in condizioni di netta inferiorità rispetto al nemico.
L'umiliazione della sconfitta, la voglia di riscattarne l'amarezza, la ferma volontà di tornare alle proprie case e liberarle dai tedeschi, ma al tempo stesso di dimostrare ai nuovi alleati che gli italiani sapevano combattere per ciò in cui credono, fecero il resto.
Scrive di loro Sergio Pivetta, un ufficiale che combatté nelle sue file: "Qualcuno, quando parlò con orgoglio della nostra guerra da signori - da signori, perché quando si moriva, si moriva, questo se non altro, con lo stomaco pieno e le calze di lana - non capisce. Non può capire perché questi alpini sono diventati per me una ragione di vita. Perché il più ambito riconoscimento che ho avuto dalla vita è essere stato uno di loro, e avere il privilegio di sfilare alle loro adunate, assieme a loro. Assieme a questi alpini, che quando c'era da andare avanti e ordinavo loro di seguirmi, rispondevano invariabilmente - Tenent, noi andoma nen! - , ma che poi mi seguivano, sempre porconando invariabilmente su questo e su quello, perché, dicevano, - da solo non potevano lasciarmi andare - .
Per questo, perché hanno ripreso il fucile in un momento in cui difficilissimo, dopo una guerra perduta, in un periodo di sbandamento generale, per riscattare l'onore del soldato italiano, meritano stima e rispetto.
Per questo, perché potevano imboscarsi e non lo fecero, perché hanno accettato di affrontare, loro, stufi della guerra, i rischi e i sacrifici di un nuovo conflitto..e la fecero bene, meritando la medaglia d'argento al valor militare.
Per tutto questo, nella storia degli Alpini, il btg. "Piemonte" merita un posto d'onore, perché è uno di quelli che hanno fatto la Storia. Uno dei più belli, certo..anche se ogni battaglione di Alpini è il più bello di tutti"
...(Continua)

 

MOTIVAZIONE DELLA
MEDAGLIA D'ARGENTO
AL VALOR MILITARE


Costituito con elementi della divisione alpina "Taurinense", che dai porti adriatici della Balcania riuscirono a raggiungere fortunosamente la Puglia dopo l'Armistizio, partecipava a tutta la guerra di liberazione riconfermando ogni ora la tempra intrepida delle genti di montagna.
Alla gloria perenne delle nostre armi offriva due difficilmente pareggiabili esempi di fusione perfetta di perizia, valore a fortuna: prima a Monte Marrone, scalato di sorpresa per la ripida parete ed eroicamente difeso con l'orlo dell'abisso alle spalle, poi a Quota 363 di Valle Idice, strappata al nemico con una stoccata saettante e fulminea, spezzando la cerniera tra le due armate tedesche in Italia, donde poi traboccò su Bologna".

 
 
 
 
 
 
 
 

« Alpini, forse la più fiera, la più tenace la più tenace fra le specialità presenti su ogni fronte di guerra. Combattono con pena e fatica fra le grandi Dolomiti, fra rocce e boschi, di giorno in un mondo splendente di sole e di neve, la notte un gelo di stelle. Nelle loro solitarie posizioni, all'avanguardia di disperate battaglie contro un nemico che sta sopra di loro, più ricco di artiglieria, le loro imprese sono frutto di coraggio e di gesti individuali. Grandi bevitori, lesti di lingua e di mano,orgogliosi di sè e del loro Corpo, vivono rozzamente e muoiono eroicamente.»

(Rudyard Kipling)

 
 

 
 
 
 

Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2018

 
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