Cuneense, a 75 anni dal martirio

Per gli alpini liguri, piemontesi e della Garfagnana, vi è una Divisione Alpina alla quale sono particolarmente legati a prescindere dal fatto che la stessa non fosse più presente all'epoca della loro naja. La Divisione Alpina Cuneense.
Sono molte le famiglie, particolarmente in Liguria e in Piemonte, che hanno avuto al loro interno nel migliore dei casi reduci o feriti e nel peggiore dispersi o deceduti che sui vari fronti della II° Guerra Mondiale, specialmente durante la Campagna di Russia, militarono nelle fila della Divisione Alpina Cuneense. Dato il periodo storico i reduci di tale campagna vanno sempre più assotigliandosi. Questo fatto rende le testimonianze sempre più rare e destinano, come spesso succede in questo paese, all'oblio il ricordo degli eventi che ne hanno segnato la storia. Per questo riteniamo non siano mai troppe le parole spese per cercare di perpetuarne il ricordo.
Non è né retorica né nostalgia di eventi bellici che muove la nostra mano, e perché no il nostro cuore, nel fissarne il ricordo, ma la ferma volontà di non dimenticare chi ha svolto il proprio dovere tra indicibili sofferenze sino al sacrificio estremo.
Non è stata loro la scellerata scelta di fare la guerra, ma ognuno di loro aveva ben chiaro che in quel contesto doveva comunque svolgere il proprio dovere sino in fondo. Non troverete mai, ne allora ne oggi, nessun Alpino che abbia uno spirito guerriero teso a sopraffare i suoi simili, come non ne troverete mai uno indietreggiare nel fare il proprio dovere.
Il rapporto stesso che gli alpini avevano con le donne, i vecchi e i bambini che in quelle isbe, dove in molti casi conobbero lo stesso calore e solidarietà presente nelle loro case ne sono testimonianza. In quelle lontane terre ritrovarono anche il sentimento di pietà, ultimo baluardo di umanità in quello scempio di brutalità e sofferenza.
E' dunque nel rispetto della loro memoria che mai parole, scritti, ricordi saranno troppi per perpetuarne il ricordo, poiché confinare nell'oblio i fatti e le persone che di quella triste pagina della nostra storia sono stati gli attori, sarebbe un peccato imperdonabile.
Per molti anni si cercò di non parlare troppo delle vicissitudini che avevano dovuto affrontare. Se sin da subito la volontà di nascondere la vista dei reduci alla popolazione era imputabile ad un regime che non era avvezzo ad ammettere sconfitte, in seguito, a guerra finita, poco se ne parlò quasi fossero loro i colpevoli delle scelte scellerate che avevano portato lutti e distruzione.
Gli stessi reduci evitavano di parlare di ciò che avevano vissuto in terra di Russia, sia perche sembrava che parlassero di situazioni incredibili, sia perché il ricordo che suscitava il racconto in molti casi era insopportabile per loro stessi.
La stessa Battaglia di Nowo Postojalowka, che il generale Emilio Faldella, nella sua "Storia delle truppe alpine", così definisce: " ... quella sanguinosa, disperata battaglia che durò, pressoché ininterrotta, per più di trenta ore ed in cui rifulse il sovrumano e sfortunato valore dei battaglioni e dei gruppi della Julia e della Cuneense, che ne uscirono poco meno che distrutti". ... la più dura, lunga e cruenta fra le molte sostenute dagli alpini, sia in linea sia nel corso del ripiegamento." e che fu vero martirio della Cuneense e della Julia, per anni, e per certi versi ancora oggi, fu colpevolmente dimenticata dalla storia. La Campagna di Russia venne identificata nella Battaglia di Nikolajewka sostanzialmente per due motivi: la trasformazione di una disfatta in una vittoria fin da subito da parte del regime, e dalla mancanza di ufficiali superiori ritornati in Italia sia perché deceduti o perché prigionieri rientrati a guerra da tempo finita. Lo stesso Generale Battisti, benvoluto comandante della divisione, rientrò dalla prigionia nel 1950 dopo ben sette anni di prigionia. Nella sua relazione "La Divisione Alpina Cuneense al fronte russo", purtroppo avvenuta in ritardo rispetto alla storia già consolidata, scrisse: "Il giorno 20 gennaio, per rompere lo sbarramento nemico ... furono impiegati ... quattro battaglioni alpini che andarono quasi completamente distrutti."
Crediamo si debba ridare dignità ogni qualvolta sia possibile a coloro che con l'alto senso del dovere e dell'onore parteciparono in modo encomiabile ad una guerra che non volevano ma erano chiamati a fare.
Il loro pensiero ricorrente non era quello di distruggere e odiare il nemico, ma le loro case, i figli, le mamme o la morosa che avevano lasciato lontano nel loro magnifico e amato paese. Non dovevano certamente vergognarsi di questo.
Nel 2018 ricorrono 75 anni dal martirio della Divisione Cuneense. Come l’Ortigara fu l’olocausto degli alpini durante la 1^ Guerra Mondiale, Nowo Postolajowka lo fu per la sciagurata Campagna di Russia. Per ricordare questo triste momento della storia del nostro valoroso Corpo, abbiamo pensato di ripercorrere su questa pagina il periodo che inizia con la rottura del fronte dell’8^ Armata (14/01/1943) sino alla distruzione e alla resa degli ultimi superstiti della Divisione Cuneense (28/01/1943).
Le date saranno ricordate con la pubblicazione, nello stesso giorno della ricorrenza, evidenziando i fatti più importanti, quasi un diario di guerra a ben 75 anni di distanza dagli accadimenti stessi.
I dati vengono estratti da scritti, documenti e ricerche sul web. Insomma, abbiamo attinto a piene mani per cercare di tenere vivo il ricordo di chi, in quell'eroica Divisione ha sacrificato la giovinezza e in molti casi la propria vita per compiere sino in fondo il proprio dovere.
Questo sarà il nostro modo di ricordare, ringraziare e onorare quegli uomini, in primo luogo coloro che non ritornarono a baita, e in modo particolare quei veci che ebbero la buona sorte di ritornare e che vollero fondare il nostro Gruppo che, anche se purtroppo oggi non sono più tra noi, sono sempre nei nostri cuori ed è per loro che ci sentiamo di gridare: “Presente!”.


 
 
 
 



 
 
 
 

« E' stata sicuramente la battaglia più dura e più cruenta di tutte quelle combattute in Russia, anche se, per molti anni non si è mai parlato di quella battaglia, dove avevano perso la vita la maggioranza dei nostri compagni, perché noi stessi reduci non conoscevamo neppure il nome del luogo dove avevamo combattuto, o lo ricordavamo in modo diverso, a seconda della posizione del reparto di appartenenza, e perché nessuno dei nostri comandanti era riuscito a rientrare e a relazionare su quei fatti.
(Giacomo Alberti).»

("In prima linea a Nowo Postolajowka" –Giorgio Ferraris - Araba Fenice, Boves 2013)

 
 

 
 
 
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